Massimo Carlotto – A esequie avvenute

Massimo Carlotto è uno degli scrittori che vado sempre a cercare quando riesco a entrare in una libreria. Dico “riesco” perché il tempo non è mai sufficiente, e non mi diverto se devo fare un giro veloce che non mi permette di osservare ogni angolo.

Per fortuna, durante un’ora di pausa al lavoro, sono riuscito a intercettare questo nuovo libro di Carlotto, e con ancora più fortuna ecco qui che ritorna un personaggio storico dello scrittore padovano: l’Alligatore.

La trama prende il via dal rapimento di una donna, amante di un criminale esperto nel far arrivare i soldi ricavati da varie “magie finanziarie” in banche estere, e che quindi ha molto da nascondere. Il pagamento del riscatto viene affidato proprio all’Alligatore (Marco Buratti), affiancato dai suoi soci, Max e Beniamino. Nonostante la consegna del riscatto, della donna non si ha più notizia, e l’investigatore, senza autorizzazione, inizia la sua indagine privata. Chi conosce l’Alligatore ricorda quanto la giustizia venga al primo posto, e quindi in questo caso vuole che questa vittima non rimanga senza giustizia.

Nonostante l’impegno, i risultati tardano ad arrivare perché sembra che qualcuno voglia mettere tutto a tacere. A questo si aggiunge che Rossini, che ormai si dedica a salvare donne in situazioni difficili, riesce liberare una ragazza ucraina sfruttata dalla mafia, e la vendetta per questa azione assumerà proporzioni inimmaginabili, coinvolgendo i tre soci in una caccia all’uomo carica di violenza.

Un’avventura, questa, che lascerà strascichi pesanti nella vita di Buratti.

Carlotto riesce ancora una volta a far apparire personaggi storici come se fossero nuovi, affascina chi si avvicina per la prima volta all’alligatore e soci grazie a un racconto serrato, sempre molto aderente alle tristi realtà dei giorni nostri e si dimostra ancora una volta un maestro sia per tecnica che per conoscenza di mondi apparentemente nascosti, di cui tutti forse immaginiamo l’esistenza, ma di cui nessuno comprende le reali implicazioni quotidiane.

E per questo viaggio letterario Carlotto sceglie ancora una volta il blues, e sceglie il dolore come filo conduttore. Il dolore fisico, il dolore dell’abbandono, il dolore dell’impotenza guidano il lettore in un percorso che lascerà un vuoto incolmabile alla fine.

Ancora una volta, quindi, lo scrittore riesce a imprimere su ogni pagina il suo marchio, a rendere ogni singola pagina, piena e il lettore rimane combattuto tra la voglia di continuare a leggere senza pause per sapere che verso prende la storia, e la necessità di una pausa, per riprendere fiato, per mettere in ordine i pensieri e poter riprendere a correre insieme all’Alligatore, di cui sentivamo la mancanza.

Per chi se lo stesse chiedendo, come sta l’Alligatore? Sono passati circa 30 anni dalla sua nascita letteraria, e forse può sembrare che la fragilità e il bisogno di sicurezze stiano cambiando il nostro amato investigatore, ma quando c’è da intervenire, Buratti ritrova il suo migliore smalto.

Buona lettura.

3 commenti

  1. Anche a me piace molto Carlotto. A novembre l’ho ascoltato in una presentazione a Venezia. Se ti può far piacere ti lascio due righe sull’evento:

    Massimo Carlotto è’ stato uno dei grandi ospiti del festival Venice Noir 2025, tenutosi a Venezia dal 14 al 16 novembre, un evento dedicato alla letteratura di genere che ha trasformato la città in capitale internazionale del noir con la presenza di autori di fama internazionale come Ian Rankin e Carlo Lucarelli. Carlotto, ha partecipato a tavole rotonde e presentazioni, confermando il suo ruolo centrale nel panorama letterario, soprattutto con il ritorno del suo famoso personaggi

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