Ci sono scrittori che entrano nella tua vita da lettore e si sedimentano, occupando uno spazio in cui il tempo si dilata e le forme diventano poco nitide, per poi riacquistare contorni netti. Questi scrittori hanno, secondo me, un grande dono: sanno dare un peso a ogni singola parola, e le pagine diventano così dense, che talvolta si ha bisogno di lasciarle per poi tornarci.
Della scrittura di Arriaga avevamo già parlato, raccontando la lettura de “Il Selvaggio“, e “Il Bufalo della notte”, (pubblicato in Italia nel 2004) rappresenta un altro volume che non deve mancare nella propria libreria, ma soprattutto nel proprio bagaglio di letture e che nonostante i suoi 27 anni dalla prima pubblicazione, sembra attuale come non mai.
La storia di tre amici, Gregorio, Manuel, Tania, è sconvolta dalla morte di Gregorio, che si suicida. Da questo momento la vita dei due superstiti diventa una corsa, un inseguimento che porta a ricongiungersi e ad allontanarsi di nuovo. Ciò che tiene incollati alle pagine è il flusso di pensieri di Manuel, la ricerca spasmodica di Tania, la speranza che gli altri personaggi salvino i protagonisti, per concludersi con la verità, quella netta e senza sconti che può solo far male.

Si dalla prima pagina Arriaga ci fa entrare in una Città del Messico affascinante e brutale allo stesso tempo, nascosta dietro belle case e squallidi motel. Ci racconta della morte di Gregorio dopo la sofferenza per un amore e una amicizia traditi, ci racconta di Manuel, delle sue giustificazioni e del suo senso di colpa, ci racconta la violenza dei pensieri e delle azioni che accompagnano Manuel e lo stesso Gregorio, e lo fa anche attraverso personaggi che si presentano tra le pagine quasi come fantasmi, esaltando ancora di più la concretezza dei due amici e di Tania. Quest’ultima quasi impalpabile, ma dotata di una presenza a tratti dirompente nel suo essere l’incontro tra desiderio, amore, tradimento e paura.
Non vi aspettate un thriller a ritmo serrato, aspettatevi invece un viaggio nella mente, una corsa in auto a folle velocità che farà solo poche fermate, per mostrare la paura, il tradimento, l’amicizia, il senso di colpa, il desiderio. Un viaggio dove la velocità dei pensieri è in netto contrasto con un senso a tratti soffocante di lentezza dell’azione, ma dove sembra che tutto scorra come un video messo a velocità doppia.
Questo è un libro dove gli odori, i rumori e i sapori diventano percepibili dal lettore, un libro che porta a chiedersi se anche noi siamo responsabili di aver tradito qualcuno; un libro che fa rimanere il lettore in attesa di una telefonata, di un segno, di una spiegazione. E quando quella spiegazione arriva, le parole sono poche, pesanti, dure e dirette.
Arriaga si dimostra ancora una volta, o meglio mostra che il suo stile era ben chiaro dagli inizi, che la sua capacità di scendere nel buio dell’animo umano è un’arte. Leggere i suoi libri significa ripercorrere il modernismo in chiave contemporanea, significa abbandonare lo spazio e il tempo, significa calarsi in un flusso di pensieri che lascia senza fiato, significa entrare nel personaggio e rimanere in apnea, come se qualcuno ci tenesse la testa sotto l’acqua e respirare a pieni polmoni quando si riemerge.
E il bufalo della notte, quello che fa sentire il proprio respiro nel libro, sembra stare accanto a ogni lettore che avrà il coraggio e il piacere di scoprire questo libro e questo scrittore.
Buona lettura e buon viaggio…
G.