Norman Mailer mi piace un sacco.
E nel suo Canto del boia è chirurgico ed instancabile, nel pennellare minuziosamente il ritratto di Gary Gilmore, assassino e rapinatore, condannato alla pena di morte, per cui si rifiutò di fare appello e lottò perché venisse eseguita al piu presto. Quando davanti al plotone di esecuzione gli chiesero se volesse dire qualcosa prima di morire, Gary Gilmore rispose “Just do it”, facciamolo e basta!
Questo accadeva tra il 1976 e il 1977 nello stato dello Utah e la incredibile bravura di Mailer ha dato vita ad un’opera maestosa, trascinante, che toglie progressivamente il fiato, conducendo passo dopo passo nella follia della morte per giusta causa, nella confusione che avvolge gli uomini, tutti gli uomini, quando devono venire alla fine in contatto con le proprie decisioni.

Il libro, raro esemplare del genere “non-fiction” richiama inevitabilmente ‘A sangue freddo’ del mitico Truman Capote, perché racconta con assoluta fedeltà storica gli eventi accaduti nella vicenda, riportandone ogni minuscolo dettaglio, con uno stile inizialmente telegrafico e asciutto. Ma procedendo la storia si arricchisce dell’elemento narrativo e lentamente ed inesorabilmente si viene assorbiti in quello che sembra un avvincente ed inquietante romanzo thriller di tipo psicologico. Solo che i personaggi sono reali e reali i loro dialoghi, i loro movimenti, le loro esistenze.
Se credete di avere un’opinione chiara e radicata sulla pena di morte, leggete questo libro. Perché perfino lo stesso Gilmore, condannato all’esecuzione capitale, rovescia ogni logica, ogni schema mentale che la riguardi.
Campbell disse: « Non può essere questo l’unico motivo per cui vuoi morire, Gary, non può essere solo la responsabilità. » Gary rispose: « No, con lei voglio essere sincero. Sono stato dentro diciotto anni e non voglio starci altri venti. Piuttosto che vivere in questa tana, preferisco morire ».
Questo Campbell poteva capirlo. In genere, la Chiesa dei Santi dell’Ultimo Giorno credeva nella pena di morte. Campbell comunque ci credeva. Pensava che veder un uomo diventare sempre più degradato, più odioso, più risentito e malvagio, con se stesso come con gli altri, nel Braccio della morte, fosse indicibilmente crudele. Quest’uomo sarebbe stato meglio, e sarebbe cambiato meno, e sarebbe stato maggiormente se stesso una volta giustiziato che non qui. Era più saggio passare nel mondo dello spirito – e aspettare la resurrezione. Lì un uomo avrebbe avuto maggiori possibilità di battersi per la propria causa.
Nel mondo dello spirito, sarebbe stato più facile trovare assistenza che degradazione.
Mailer inizia la sua opera come un asettico resoconto di fatti e dialoghi, poi lentamente ti conduce a sprofondare nell’analisi più meticolosa della psicologia articolata di questo incredibile essere umano e nell’altrettanto tortuoso meccanismo sgangherato del sistema sociale e giudiziario degli Stati Uniti. E allora cominci a precipitare nella narrazione e a vorticare perdendo punti di riferimento e certezze, ed è impossibile staccarsi da questa storia incredibile.

“Gilmore, per il momento, non sembrava in pericolo di vita. Il digiuno sembrava anzi renderlo ancor più stizzoso..
Continuava a scaraventare contro le guardie i suoi vassoi di cibo. Era quindi rassicurante, disse Sam Smith, sapere che avrebbero potuto nutrirlo con la forza se e quando lo avessero voluto. Non era piacevole la prospettiva di giustiziare un uomo che non consumava un pasto da due settimane.”
Ma la storia personale di Gary Gilmore non è il solo nucleo di questo libro. Una buona metà sviscera l’incredibile assurda macchina del sistema mediatico che si avventa sulla vicenda, come un nugolo di piranha inferociti su un pezzo di carne gettato nell’acqua! Sembra inverosimile la quantità di azioni e meccanismi sociali e politici che formicolano intorno ad un evento del genere.

“Salt Lake, 16 gennaio – L’esecuzione di Gary Mark Gilmore è diventata una « sagra della violenza», ha sostenuto sabato un prete episcopale.
« C’è dentro infatti l’atmosfera da circo Barnum and Bailey, i diritti cinematografici, i posti riservati, le magliette girocollo, le lettere d’amore. Di tutto questo potremmo anche ridere, ma tra due giorni un plotone di volontari ucciderà senza appello Gary Mark Gilmore »
E ancora, una gran parte del libro di Mailer racconta come il regista Shiller sia riuscito ad ottenere i diritti sulla storia di Gilmore dopo una lotta con l’allora piu affermato Susskind e come abbia raccolto il materiale necessario alla produzione del film, uscito poi nel 1982.

Gary Gilmore è stata una persona estremamente complessa; le perizie psichiatriche lo hanno sempre definito psicopatico o sociopatico quindi non psicotico, sano di mente e perfettamente lucido. Ma dall’articolazione delle sue riflessioni sulla vita, la morte, la morale, l’amore, il Karma e tantissimi altri temi esistenziali emersi da questo ritratto, dall’intensissima ed estrema storia d’amore con Nicole Baker, non emerge certo un individuo che ragionava in modo tipico, conforme alla media. Una lettura molto impegnativa, che mi ha completamente assorbita per 8 giorni, in cui era molto difficile staccarsene.
Norman Mailer secondo me è da leggere in tutta la sua vasta, interessante opera.

Carla P.