“Jim entra nel campo di basket”, di Jim Carroll

Quando hai un umore che proprio non ce n’è per nessuno, per niente e l’unica cosa che riesci a desiderare è sprofondare in una lettura più torbida possibile, ecco questo è il libro giusto. 

“Siamo seri innanzitutto. Non ti faresti di eroina se facesse cagare (…) In fatto di eroina sono sempre stato un rigoroso purista, come quei fondamentalisti folk che scacciarono Dylan dal palco di Newport perché si era presentato con la chitarra elettrica. Non mi va di diluire la scarica nella sua essenza. “

Oltretutto ci sono inciampata per puro caso.

Autobiografia di un tredicenne e dei suoi successivi anni di formazione, creazione e autodistruzione, in forma di diario, questa  è la storia dei banditi col pannolino, che rapinano vecchiette per strada a 12 anni, negozi a 13, Porsche a 15, per pagarsi la roba.

“Adesso ho questi diari che hanno il miglior protagonista che uno scrittore può sperare, New York, una cazzo di città delirante. Presto farò alzare il culo a un sacco di gente e gli farò sapere che succede veramente nei vicoli ciechi che si annidano tra le loro strade bene, con doppi garage. Vi controllo i telefoni, gente. Sono sul serio un ragazzino sveglio che diventa sempre più sveglio e troverò il modo di vendicarmi del vostro stupido odio e di tutti i sogni da figlio della guerra che mi avete lasciato in questo letto sfregiato da incubi di bombe che cadono sulla roccia a cui me ne sto aggrappato. Forse un giorno sarà soltanto un libro di otto pagine, tutto qui, e ogni volta che se ne volterà una un pezzo di pentagono andrà in fumo. Sì.”

Jim Carroll, questo sconosciuto, artista, musicista, poeta, scoperchia tutte le pentole dell’ipocrisia borghese, portando a galla la perversione, la contraddizione, la corruzione e la stravaganza di una New York degli anni ‘60, e tra marce contro il Vietnam e partite di basket mescola sesso, droga & poesia. 
Niente a che fare col romanticismo, occhio; questa poesia ha l’odore acre dell’asfalto sporco di polvere e pioggia, del fumo stantio dei bagni di vecchi cinema porno, di muffa e di incenso di chiese gremite durante un funerale.

Catholic boy – Jim Carrol Band

Consiglio di leggerlo con in cuffia l’album Catholic Boy, dei Jim Carroll Band (eh sì, sempre lui) e poi di andare a guardare il film (Ritorno dal nulla) con un giovanissimo Di Caprio, tratto da questo romanzo tanto apprezzato da Jack Kerouac. 

“E ho visto che avevo accanto una ragazza che non sembrava bella fino a quando non ha sorriso. E ho sentito quel sorriso venire verso di me seguito da onde di calore, inzuppandomi il corpo e le punte delle dita in raggi di colore. E continuo a vedere quel viso, quello strano viso da europea con gli occhi tremendamente tristi e scavati che erano come una prova del fatto che non aveva mai sorriso prima, prima di allora, e l’ho stretta per un attimo, lei ha strillato ed è andata via. “

Da leggere d’un fiato, dimenticando le buone maniere, almeno per oggi. 

Leonardo di Caprio in Ritorno dal nulla, 1995

“Ma domani è lontanissimo da dove siamo ora.”

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