Metà di un sole giallo, di Chimamanda Ngozi Adichi

“-Lo sai dov’è il Congo?

– No, signore.

– Questo è il mondo, anche se chi ha disegnato questa cartina ha deciso di mettere la sua terra sopra la nostra. Ma non c’è un alto e un basso, in realtà […]

-Esistono due risposte alle cose che ti insegnano a scuola sulla nostra terra: quella vera e quella che devi dire per passare gli esami. Devi leggere tanto e imparare tutte e due le risposte. I libri te li do io, ottimi libri -. Padrone si interruppe per bere un sorso di tè.

– Ti insegneranno che un bianco di nome Mungo Park ha scoperto il fiume Niger. Tutte idiozie. La nostra gente pescava nel Niger ben prima che il nonno di Mungo Park venisse al mondo.Ma sul tuo foglio d’esame tu scrivi che è stato lui, Mungo Park.
Ugwu lo fissò dubbioso.- Signore?

– Non mi chiamo Signore. Chiamami Odenigbo.- -Si, signore.

-Odenigbo è il mio nome per sempre. Signore invece va e viene. Domani il signore potresti essere tu.”

La guerra civile in Biafra, tra il 1967 e il 1970,  che ha visto milioni di persone morire di fame, inseguendo il sogno dell’indipendenza dalla Nigeria, è cornice e fulcro di questo corposo romanzo della scrittrice Igbo Adichie, che lo ha ambientato nei luoghi delle sue origini, alimentandolo con le memorie di chi quella guerra l’ha vissuta, la sua famiglia. 
Un racconto bellissimo, che inizia come un romanzo, ricco di personaggi e personalità forti, ben disegnate. Romanzo avvincente e piacevole, in cui lentamente si insinua la storia politica e il resoconto degli avvenimenti storici, ad impregnarne sempre più le pagine, ad intersecarsi con le storie umane dei protagonisti, fino ad invadere completamente l’atmosfera; che si fa dura, pesante e carica, di sensazioni di eventi, di dramma.

 La scrittura di Adichie è virtuosa, descrittiva e poetica, mai banale, scorrevole anche nei momenti più difficili e la sua abilità rende una storia di guerra appassionante perché ricca di umanità. Avevo già apprezzato l’autrice con ‘Americanah’, che ricordo ancora con piacere, libro vibrante, e questo conferma la mia ammirazione per questa grande scrittrice. 

La scrittrice nigeriana
Chimamanda Ngozi Adichie

Da leggere, per il piacere di una lettura immersiva, per sentirsi coinvolti nello scoprire un mucchio di informazioni storiche che forse si ignorano ancora, per apprezzare una vera artista della scrittura.

Metà di un sole giallo era il simbolo della Repubblica del Biafra (1967-1970)

«Scrive della fame. La fame come arma di guerra nigeriana. La fame de distrusse il Biafra, che lo rese celebre (…) La fame che risvegliò l’attenzione di alcune persone nel mondo e scatenò qualche isolata protesta a Londra, Mosca, in Cecoslovacchia. La fame che convinse Zambia e Tanzania, Costa d’Avorio e Gabon a riconoscere lo stato del Biafra, che introdusse l’istanza dell’Africa nella campagna presidenziale di Nixon e permise a genitori di tutto il pianeta di ordinare ai propri figli di finire quel che avevano nel piatto. La fame che indusse organizzazioni umanitarie a inviare clandestinamente carichi aerei notturni di generi alimentari dal momento che non si trovava un accordo sulle strade da percorrere. La fame che diede una bella spinta alla carriera di molti fotografi. La fame infine che portò la Croce Rossa Internazionale a definire il Biafra la più grave emergenza umanitaria dai tempi del secondo conflitto mondiale.»

Il libro che ho comprato grazie a questo, citato nel testo da uno dei personaggi, è:

NARRAZIONE DELLA VITA DI FREDERICK DOUGLASS, UNO SCHIAVO AMERICANO, SCRITTA DA LUI STESSO. 

Carla

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