La copertina di questo libro introduce il lettore nel clima della storia già prima di portarlo alla cassa della libreria.
Una copertina vintage per un giallo “vecchia maniera”, alla Agatha Christie (non è infatti casuale il richiamo a “Dieci piccoli indiani”) per intenderci.

La storia ruota intorno alla famiglia Cunningham – e ben poco questi hanno a che fare con i Cunningham di Happy Days – che si riunisce per un weekend in un resort in montagna per festeggiare l’uscita di prigione di Michael. Certo la riunione di famiglia si porta dietro degli strascichi importanti. Michael infatti era finito in prigione per aver sparato a un uomo, ma ciò che rende tutto più difficile è il fatto che chi lo ha denunciato è suo fratello Ernie, voce narrante del libro.
Il giorno in cui la famiglia si riunisce viene trovato il cadavere di un uomo, morto asfissiato dalla cenere. Nessuno sembra conoscere il defunto e, mentre si cerca di capire cosa sia successo, i protagonisti muoiono a uno a uno e sarà proprio Ern a cercare di scoprire il colpevole prima che muoiano tutti.
La struttura del romanzo è la stessa del romanzo di Agatha Christie, riletta in chiave moderna e con una certa ironia.

Il romanzo è molto piacevole, la scrittura scorrevole e il ritmo non è sicuramente quello dei colpi di scena dei gialli moderni ma porta piuttosto a una bella lettura invernale su una comoda poltrona con un fuoco davanti.
Stevenson si diverte a fare richiami e anticipazioni nel corso del libro, interagisce con il lettore e se dovessimo trovare una pecca a questo libro sarebbe quella di non essersi inventato niente di speciale. Ma questa critica svanisce nel momento in cui lo stesso autore cita il libro del protagonista (un manuale per la scrittura di gialli). Insomma Stevenson non si prende sul serio e fa sì che il lettore si diverta a seguirlo mentre maneggia la trama con arte.
Un libro che vale la pena leggere perché ci riporta a una dimensione di lettura più calma e sicuramente più godibile.
G.