Nel 1982 avevo 8 anni e ho dei ricordi, non molti, molto definiti della Coppa del Mondo di calcio giocata in Spagna. Una mia zia era appena tornata dalla Spagna e mi aveva regalato la maglietta con la mascotte, e poi avevamo trascorso il periodo dei mondiali dai miei cugini, e ricordo che a una certa ora si cambiava canale, via i cartoni animati e poi tutti seduti insieme a vedere l’Italia. Ho un ricordo molto preciso di Italia-Argentina, ancora di più di Italia-Brasile, la semifinale con la Polonia invece non la ricordo proprio e ovviamente, al contrario, è ben impressa nella memoria la finale con la Germania.
Chi mi conosce sa che non sono un fanatico del pallone, pur avendo giocato molto e avendo allenato una squadra di pulcini, l’evoluzione del mondo del calcio (iniziata proprio con i mondiali del 1982), non mi è piaciuta, e forse quei Campionati del Mondo sono stati lo spartiacque tra il calcio ancora romantico (pur con mille problemi e in cui iniziavano ad affacciarsi scandali vari) e quello meccanico dei nostri giorni, quello in cui ormai tutti i giocatori sembrano uguali e l’unica cosa che conta è il risultato (e i soldi).

Questa netta separazione viene descritta molto bene nel libro “La partita” di Piero Trellini. Quando ho visto il libro sullo scaffale della libreria, mi sono girato dall’altra parte. 600 pagine su una partita? Nella mia mente il libro poteva essere una sequenza infinita di esaltazione calcistica. No grazie, troppo lontani dai miei modi di vivere il calcio (ovvero distacco e partite in TV solo con amici mentre si chiacchiera).
Ma poi c’è stata una molla che è scattata, i ricordi forse, quell’esaltazione a 8 anni inconsapevole del perché si fosse tutti così felici, i divani e le poltrone in pelle in cui tre famiglie si riunivano a guardare l’Italia di Bearzot. E la partita con il Brasile, complice anche il colore oro delle magliette dei sudamericani, rimane quella più impressa nella mia memoria, e allora perché non riviverla?
Trellini però mi lascia subito spiazzato, parte da lontano, racconta con ordine come si è arrivati a costruire l’Italia di Bearzot e il Brasile di Santana. L’autore racconta le vicissitudini del giornalismo italiano, la nascita del quotidiano “La Repubblica”, le scalate per l’acquisizione del “Corriere della Sera”, racconta della famiglia Rizzoli, dei presidenti che sono succeduti in alcune squadre di calcio, racconta la dittatura in Brasile e in Spagna, racconta le vicende dei fratelli Adolf e Rudolf Dassler (fondatori di Adidas e Puma) e di come soprattutto Horst (erede di Adolf) abbia portato le famose tre strisce ai mondiali, di fatto cambiando le regole e le modalità di sponsorizzazione e gestione della pubblicità. Insomma Trellini ci racconta la storia del ‘900 riferita al calcio, parlando quasi mai di calcio, e lo fa fino alla fine del libro, dove, per forza di cose, deve raccontare la partita Italia-Brasile, giocata il 5 luglio 1982 allo stadio Sarrià di Barcellona.

Ma anche la cronaca della partita non è quella che vi aspettate. La partita viene raccontata attraverso brevi capitoli dedicati ai protagonisti, alle loro storie, alle loro aspettative, ai loro drammi personali. E sarà una bella lettura, affascinante e diversa.
Lasciatevi guidare fino alla fine in questo viaggio, che ha coinvolto i 22 in campo, gli allenatori, un numero enorme di giornalisti di fama nazionale e non solo, aziende, personaggi legati al mondo dello sport in tutte le parti del mondo, e i tifosi, quelli disorganizzati che si trovarono allo stadio Sarrià quasi per caso, visto che nessuno credeva in quella Nazionale, lasciatevi raccontare le polemiche intorno alla Nazionale (di cui io a 8 anni ero ovviamente inconsapevole).

Leggete questo libro e scoprirete che Trellini vi guiderà nella storia di questa partita, e aspetterete con trepidazione li fischio di inizio, e, così l’autore dimostra di aver vinto davvero, fino al’lultimo starete incollati alle pagine per sapere se l’Italia la spunterà in questa sfida sportiva che è stata definita come la migliore partita di tutti i tempi. Sì, esattamente, starete lì come uno spettatore sugli spalti ad aspettare il triplice fischio finale per esultare… a questi 40 anni di distanza e già sapendo il risultato.