“Non ci piace la realtà descritta da Kazan, ma non possiamo ignorarla.
Perché, per Dio, è la nostra!”
–John Steinbeck-
Elia Kazan, pluripremiato regista, sceneggiatore e produttore cinematografico di film storici ha scritto anche alcuni romanzi e questo è uno dei libri più belli che io abbia letto!
Personaggio acclamato per la sua arte e poi rinnegato per il suo coinvolgimento con il Maccartismo, trasporta il dolore per il suo “esilio” e la critica per la società borghese americana nei suoi scritti.

Tutti noi paghiamo in parte l’affitto e il mantenimento con il nostro tempo e con il nostro disgusto. E un compromesso che facciamo con la società, la quale è a sua volta un compromesso, capisce? Per parlare all’antica, le cose stanno pressappoco così: io ti do un pezzo della mia anima e tu mi dai il pane.
Tutti quanti, in maggiore o minor misura, fingiamo di amare ciò che detestiamo. Di solito lo facciamo con tanta costanza da dimenticare che lo detestiamo. Ma, in fondo, è questa la civiltà, no?”
Questo incredibile, eccellente romanzo, ti disturba, ti infastidisce, ma non perché racconti tragiche verità o crudi avvenimenti; ti fa vivere i quotidiani drammi e le ipocrite banalità di una vita qualunque, rendendoti consapevole dello squallore che soffoca le nostre normali esistenze. Denuncia le maschere che indossiamo, dai comportamenti a qualsiasi oggetto, gli abiti e i cibi, le auto, le abitazioni: tutte facciate, tutte “inserzioni pubblicitarie”, travestimenti necessari ad ottenere dalla società e nella società quel che si vuole. Il protagonista è un uomo, il libro la storia del suo scoprirsi consapevole e sempre più insofferente per questo enorme compromesso cui si è piegato, per raggiungere uno status ammirato e rispettato, pena la rinuncia a se stesso e alla verità.
E nel leggere il progredire del percorso psicologico che lentamente si svela, cresce di pari passo la rabbia, l’insofferenza per quel mondo condiscendente che lo circonda, sempre uguale a se stesso, immobile e reticente al suo cambiamento.
Una prosa ammiccante, spinosa e arguta, la scrittura ricca, vivace, nervosa, un linguaggio graffiante, provocatorio e provocante, feroce e definitivo. I dialoghi come sceneggiature, si percepisce il regista, sembrano pronti per andare in scena; vedi svolgere gli eventi come fossero proiettati!
I temi che affiorano uno dopo l’altro in questo stupendo resoconto sono tanti: l’immigrazione, il razzismo, l’amore, la passione, il progressivo scivolamento nella follia, intesa come allontanamento dalla realtà condivisa, la religione, la vita. E sono affrontati con abilità, inseriti nel racconto, dando voce, di volta in volta, a un nuovo personaggio, ricco, complesso. È un libro lungo, ma intensamente appassionante, come ne ho letti pochi, che tiene alta l’emozione e la tensione di scoprire che ne sarà dell’uomo a cui inevitabilmente ci si affeziona. Non sono mai stata così ansiosa avvicinandomi alla fine di un libro, tra speranza e timore, per come potesse finire!
Da leggere, se si vuole in ordine sparso, riflettere, divertirsi, indignarsi, sognare, infuriarsi. E da assaporare, da godere, sorridendo da soli sotto i baffi.
“Non scrivo per divertire, ma per disturbare. Credo che la letteratura sia in grado, anche in modo indiretto, di disturbare: cioè di cambiare un mondo che se lo accetti davvero così com’è sei come minimo un idiota”.
-Elia Kazan-

Carla