Il 2020 non lo dobbiamo raccontare a nessuno. La parola “lockdown” è entrata con prepotenza nel nostro vocabolario quotidiano.
Peter May spiega, nella prefazione, che questo libro risale al 2005, quando si prevedeva una pandemia di aviaria (mai avvenuta) e la sua immaginazione lo portò a scrivere di quelle che sarebbero potute essere le conseguenze di una pandemia. Il libro non trovò il consenso degli editori del tempo, dissero che l’eventualità di una Londra chiusa per una pandemia fosse poco probabile.

Potremmo discutere della lungimiranza dell’autore, potremmo anche discutere del fatto che la attuale pandemia potrebbe essere considerata un colpo di fortuna (letterario) in ritardo di 15 anni.
La storia è in realtà un giallo ambientato in una Londra chiusa per via di una pandemia. Durante la costruzione di un ospedale per gestire l’emergenza vengono rinvenute delle ossa. Jack MacNeil, detective alle soglie della pensione, è chiamato a risolvere questo caso, e ha pochissimo tempo prima del congedo definitivo dalla polizia e dal lavoro. A complicare il lavoro del detective ci si mette anche un killer spietato che cerca di recuperare il sacchetto con le ossa trovato nel cantiere.
La mia idea è che questo libro non sia stato pubblicato prima, perché semplicemente non era un buon libro. Il titolo, il periodo storico e l’ovvia curiosità, di cui sono stato vittima anche io, hanno portato alla scelta di pubblicarlo nel 2020, garantendogli un successo che prima sicuramente non avrebbe avuto.
La storia purtroppo parte male con un protagonista, Jack MacNeil, che riprende il personaggio ormai abusato del detective all’ultima indagine, con una vita burrascosa e che è sempre un passo oltre il limite della legge, ma tutti chiudono un occhio perché risolve i casi egregiamente. Il lockdown, che dà il titolo al libro, in realtà fa da sfondo a un giallo che non riesce mai a essere incalzante e avvincente.
Insomma, una lettura non esaltante. Si capisce che Peter May sa scrivere bene, e questo libro, secondo me, riesce comunque a far capire il suo valore di scrittore. Ne leggerò altri perché non credo sia giusto catalogare uno scrittore solo per un libro. In fondo è come quando si va nel ristorante pieno di luci, in pieno centro storico di una città turistica durante l’estate. Sicuramente non mangerete il miglior cibo, anzi dovrete ammettere di essere cascati nella trappola per turisti. Così è questo libro, bella copertina, titolo ovviamente intrigante…
Insomma, potete scegliere qualche altro libro per accompagnare l’estate.
G.