Mephisto Ballad – Aiazzi e Maroccolo

Per i fan dei Litfiba di vecchia data, i nomi di Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo sono ben scolpiti nella memoria. Banalmente basta citare l’inizio di Come un Dio o Istanbul per rievocare ricordi che tornano indietro di diversi anni.

Ma rimangono nascosti altri lavori, che i due musicisti hanno portato avanti nel corso del tempo.

Diversi anni fa trovai, da un ragazzo con una bancarella a Campo de’ Fiori, una copia di Yassassin e una di Eneide di Krypton. Soprattutto il secondo ha da sempre, nell’immaginario dei fan dei Litfiba, oltre un oggettivo valore artistico, anche un valore quasi di mito: la perla rara e nascosta per pochi eletti. In effetti riuscire a trovare una copia originale del disco non è mai stata impresa semplice. Questo ragazzo mi propose anche un CD dei Beau Geste, che non conoscevo. Riuscii per la prima volta a intravedere una serie di lavori paralleli ai Litfiba.

E sull’esperienza dei Beau Geste e dei primi Litfiba nasce, dopo tanti anni, Mephisto Ballad.

In questo disco, Aiazzi e Maroccolo rivisitano uno dei primi brani della band fiorentina e nasce EFS Quarantaquattro, che dà inizio a questo bellissimo disco, in cui elettronica, atmosfere dark, linee di basso possenti (come sempre) e melodie disegnate ad arte si fondono in una musica che richiama atmosfere di tanti anni fa.

Aiazzi e Maroccolo si divertono, si sente, e il risultato è un disco che si allontana di Litfiba e riprende un discorso musicale iniziato quasi in contemporanea con il gruppo fiorentino e proseguito poi sia insieme che separatamente. Gli stessi dischi da solisti di Aiazzi e Maroccolo sono una celebrazione della sperimentazione e della libertà compositiva.

La parola “sperimentazione” sembra spaventare, come se il prodotto dovesse essere quasi “troppo difficile da ascoltare”. In realtà i due musicisti non dimenticano il valore della melodia, ma sicuramente non parliamo di un disco “rock”, parliamo più di un’opera che per struttura, voci narranti e atmosfere richiama più l’esperienza del teatro.

Anche in questo, ascoltare questo disco come sottofondo a una lettura può essere un buon esperimento (una storia gotica? Lovecraft? scegliete voi), ma io per i primi ascolti mi dedicherei solo a tenere in mano la copertina, per poter apprezzare tutte le sfumature che questo disco propone.

Quello che rimane, secondo me, come valore aggiunto di questo disco è un messaggio di libertà espressiva. Come già accennato, Maroccolo e Aiazzi hanno dato dimostrazione di aver raggiunto una consapevolezza e un ruolo nella musica italiana che gli permette di comporre e suonare senza limiti imposti dall’esterno.

Mephisto Ballad è la dimostrazione che la musica non può essere incatenata da definizioni, che un disco può proporre diversi generi, mischiarli, giocarci e affascinare l’ascoltatore proponendo ogni volta una sfumatura diversa.

I dischi che fanno storia sono quelli che ogni volta che li ascolti ti sembrano nuovi, e questo album sarà sicuramente una scoperta continua. Allora ringraziamo Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi per questo lavoro che rende questo 2021 un pochino migliore.

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