Lo Scarafaggio – Ian McEwan

Nuovo romanzo per Ian McEwan, che ispirato da Kafka e Swift, ripropone una metamorfosi al contrario, in cui uno scarafaggio si ritrova umano, e non un umano qualsiasi. Il nostro scarafaggio è addirittura il premier britannico, con residenza al 10 di Downing Street.

Inizia qui un racconto lungo che si basa sulla teoria dell’inversionismo, ovvero invertire il flusso di denaro, per cui chi compra al supermercato riceverà dei soldi che poi utilizzerà per pagare il proprio datore di lavoro. Idea strampalata, che trova una forte opposizione all’interno dello stesso parlamento inglese, ma che invece trova come sostenitore il presidente americano.

Innegabile l’idea di McEwan di riferirsi alla Brexit, innegabile il riferimento ai personaggi politici come Trump o il caro Boris Johnson, così come è innegabile il coraggio di esporsi mettendo nel ridicolo i politici contemporanei.

Purtroppo, però, questo libro sembra non riuscire a catturare il lettore. Frettoloso, quasi in urgenza di essere scritto, ma non sviluppato. L’ilarità annunciata in copertina non si trova, l’ironia è evidente, ma non lascia il tempo al lettore di appassionarsi. Un resoconto freddo e distaccato, questo sembra essere “Lo Scarafaggio”, i personaggi non riescono a farci arrabbiare o a farsi amare.

A rileggere alcuni scritti di Swift, sembra che McEwan si sia ispirato fortemente per il suo modo di raccontare questa storia. Ma in 300 anni la scrittura è cambiata, sono cambiate le esigenze del lettore in termini di lettura e di contesto, e un riferimento così deciso alla Brexit, avrebbe meritato un libro più appassionato, in grado di coinvolgere il lettore e fargli prendere le parti o di farsi anche due risate sulle teorie strampalate. Invece le pagine scorrono, veloci, senza lasciare una traccia.

Dispiace, perché gli accenni alle manovre di potere, di manipolazione dei media e dei social media, rimangono sospesi, mentre il continuo ricordare che il primo ministro è in realtà uno scarafaggio fanno emergere tutta la rabbia di McEwan per gli eventi.

Insomma, forse era l’urgenza di dare un contribuito alla causa, ma questo libro non convince, e sembra più un’occasione persa.

Perché dovreste comunque comprarlo? Perché è sempre interessante leggere un libro sull’attualità, perché sarebbe poi bello conoscere il vostro parere e soprattutto perché le pagine finali dedicate al populismo e ai danni che questo produce sono imperdibili.

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