Di Camilleri e della sua serie che ha come protagonista il Commissario Montalbano si parla ovviamente da tanti anni, ma io ci sono arrivato in ritardo. Non perché non fossi a conoscenza, ma per un paio di ragioni: 1) Al tempo lavoravo in libreria e tutti volevano Camilleri, ma io, che sono un rompiscatole, non volevo seguire la massa; 2) si parlava di commissari e al tempo preferivo tutto un altro genere; 3) iniziai a vedere la serie TV e quindi era praticamente inutile prendere in mano i libri.

Ma si cresce e alla fine la serie TV non me la ricordo (se non alcuni particolari come la casa sulla spiaggia che gli ho sempre invidiato) e allora, passata la fase giovanile di ribellione alla massa, ho preso in mano il primo libro della serie, La forma dell’Acqua e ne sono rimasto affascinato, forse anche il fatto di riuscire a dare un volto, anche se televisivo, ai personaggi, mi ha permesso di sentirmi parte integrante della storia.

Inutile dire ciò che si sa ormai da anni, la scrittura di Camilleri è fluida e piacevole, le storie del Commissario sono ben costruite, sia da un punto di vista delle indagini, sia dal punto di vita del carattere del personaggio, schivo e sfuggente di fronte alla possibilità di una promozione, incapace di staccare dal lavoro, sempre circondato di donne innamorate di lui, che però rimane fedele alla sua fidanza che vive lontano. Le parole in siciliano dopo poco diventano facili da comprendere, anche se nel primo romanzo Camilleri non ne fa un grande uso. Già nel secondo si riscontra un cambio di stile. Le parole in siciliano sono più frequenti, non fastidiose comunque, ma certo il primo impatto non è facilissimo.
Insomma, con circa 25 anni di ritardo mi sono avvicinato a questo scrittore e forse questo è il mio modo di celebrare la sua morte avvenuta pochi mesi fa.