Cristina Cassar Scalia – Viaggio “noir” in Sicilia

Giovanna Guarrasi, conosciuta come Vanina, lavora come vicequestore a Catania. In realtà a Catania ci lavora da poco, prima lavorava nella sua città d’origine, Palermo. La ragione del trasferimento si scoprirà nel corso della lettura, e riporta alla sua infanzia e alle sue prime esperienze lavorative.

Alle spalle si è lasciata un paio di incontri ravvicinati con la mafia, che le ha portato via il padre, un amore lasciato in sospeso, una mamma che vorrebbe riaverla vicina.

Ora vive poco fuori dalla città alle pendici dell’Etna, in una piccola casetta e ha come vicina di casa la proprietaria della casa presa in affitto, che la coccola e la vizia preparandole manicaretti siciliani, per lei che non ha mai tempo, e che ammette di non saper cucinare tanto bene.

Vista di Catania

La squadra della Guarrasi è formata da diversi personaggi che hanno un ruolo ben definito, ognuno con le sue particolarità, tanto da costruire un quadretto quasi familiare, a cui ci si affeziona subito e con cui si va subito d’accordo. E ovviamente il personaggio principale a cui ci si affeziona immediatamente è proprio il vicequestore, non tanto per le storie dolorose che ha cercato di lasciare a Palermo, quanto per il suo essere perfettamente umana. Inflessibile e dotata di grande intuito sul lavoro, non nasconde le sue debolezze al di fuori del lavoro, amante di vecchi film in bianco e nero, incapace di iniziare una dieta per perdere 8 kg, amante del buon cibo che vive come una gioia ma anche una consolazione quando il lavoro la porta a livelli di tensione troppo elevati. E per chi si aspetta che un romanzo ambientato in Sicilia debba per forza avere come tema la mafia, beh preparatevi a una delusione…

Il primo romanzo di Cristina Cassar Scalia

Il primo caso che ha dovuto risolvere, raccontato in Sabbia nera è quello che viene chiamato nei nostri tempi di serie Tv americane: cold-case, ovvero un caso risalente a tanto tempo prima. Nel montacarichi di una vecchia villa fatiscente, utilizzata solo dal nipote del vecchio proprietario, viene trovato un cadavere mummificato, risalente a 50 anni prima. Per risolvere il caso Vanina avrà il prezioso aiuto di un ex-poliziotto ottantenne, Patanè, che al tempo si era occupato della vicenda. Il caso viene riaperto, e risolto brillantemente, grazie anche al suo collaboratore esterno (con moglie gelosa che strappa più di un sorriso), ma non è solo il modo in cui viene risolto a essere affascinante, difficile è infatti non farsi trasportare nell’atmosfera catanese, con la sabbia nera dell’Etna che ogni tanto copre ogni cosa, ripercorrendo storie vecchie di 50 anni che raccontano anche il modo di vivere del tempo e si intrecciano con i nostri giorni.

Con il secondo romanzo, La logica della lampara, la Scalia invece racconta una nuova indagine che coinvolge un importante avvocato catanese e molti dei suoi collaboratori, oltre che amicizie importanti. Il vicequestore riceve una chiamata in cui le viene comunicato che una donna è stata uccisa. All’inizio sembra una telefonata a cui non dare credito, ma poi si moltiplicano gli indizi e inizia una indagine serrata in cui però manca qualcosa di importante… L’indagine per la scomparsa di Lorenza Iannino, questo il nome della vittima, si intreccia con l’indagine che collega Ussaro, l’avvocato titolare dello studio dove lavorava la Iannino, e principale indiziato per la scomparsa della donna, con la mafia siciliana. La mafia, quella parte di criminalità che la Guarrasi ha combattuto per tanto tempo e che ora non vuole più nemmeno sentir nominare – dice lei che si occupa di morti meno illustri ma non per questo di casi più facili da risolvere. A metà del romanzo, sembra che la soluzione sia chiara al lettore, non fatevi ingannare, l’ultima parte del libro rivela diverse sorprese, inaspettate, soprattutto le ultime tre righe, con una telefonata che mi fa già venir voglia di controllare quando uscirà il prossimo libro.

Il nuovo capitolo che ha come protagonista il vicequestore Vanina Guarrasi

Importante nella storia è il personaggio di Paolo, grande amore di Vanina, di cui si scoprirà qualcosa in più, e che tormenta il vicequestore, combattuta tra sentimenti e ragione.

Entrambi i libri sono belli, scorrevoli e ben costruiti. L’intreccio tra indagini e vicende personali, non solo della protagonista, è integrato perfettamente nella struttura del romanzo. Difficile non entrare in sintonia con questa donna forte e a tratti con un carattere difficile, ma caparbia, determinata e in grado di sopportare il fardello della sua vita traendone forza, e che riesce anche a farci spesso sorridere durante la lettura.

Chi ha paragonato questi romanzi alla serie di Montalbano di Camilleri non sbaglia, sembra evidente che l’autrice ha ben radicata la cultura siciliana e conosce bene la scrittura di Camilleri, ma invece di copiarlo, ne ha tratto ispirazione per creare un personaggio ben riuscito e una ambientazione in cui il lettore si sente coccolato e al caldo, come Vanina che quando torna a casa esausta, si mette sul divano “intabarrata” nel suo plaid.

Durante una chiacchierata con Enrico Pandiani, scrittore di successo nell’ambito Gialli-Noir, mi disse che in molti si rivolgono all’estero per cercare buoni gialli, snobbando quelli di casa nostra. Ha ragione lo scrittore piemontese e Cristina Cassar Scalia è una di quelle scrittrici che può far cambiare idea a chi non si fida degli scrittori italiani.

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