Dinosaur Jr – Live 9/6/22

Finalmente sono ripresi i concerti dal vivo, se ne sentiva la mancanza.

A distanza di 5 anni ritorno a vedere i Dinosaur Jr e lo faccio nuovamente insieme a mio figlio e ancora una volta non mancano le sorprese (belle) e la musica ritorna protagonista.

Un momento del concerto a Prato

Ma cominciamo dall’inizio, preparazione e partenza con tante aspettative, si arriva a Prato. Nello spazio dell’Officina Giovani l’aria è quella della festa, con stand per mangiare e mercatino, principalmente di vinile.

Il palco è quello dei concerti di nicchia. Il pubblico si distribuisce in tutto l’ampio spazio a disposizione e noi approfittiamo per arrivare alla transenna, occupando gli ultimi due spazi liberi.

J Mascis e il suo muro di amplificatori

Alle 21 aprono gli Appaloosa, gruppo livornese con 6 dischi alle spalle, ottima scelta. Il quartetto si presenta con due bassisti (uno dei quali si alternerà anche con chitarra e tastiera) per dare vita a 40 minuti intensi di musica strumentale, potente, trascinante, a tratti ipnotica.

Durante la loro esibizione mi sposto un attimo dalla prima fila e la prima sorpresa della serata si materializza: Lou Barlow tra il pubblico osserva la prestazione della band toscana. Non resisto, torno adolescente e gli chiedo di scattare una foto, lo ringrazio e saltellando torno da mio figlio che nel frattempo teneva a bada il posto.

Con Lou Barlow

Sono le 22:10 quando il trio americano fa il suo ingresso in scena. Niente fronzoli, niente frasi di circostanza. Volumi a manetta e si parte. Una macchina perfetta, un muro di suono in cui solo la voce di J Mascis viene penalizzata dal volume della chitarra. Potremmo arretrare un po’ per sentire meglio… scherzo. Non si molla la transenna.

Si parte forte con Thumb e altri pezzi meno recenti fino a Garden e per 45 minuti il concerto scorre quasi a voler scremare il pubblico, tra chi si trova lì per caso e chi invece conosce bene questi pionieri dell’indie-rock.

L’atmosfera si scalda con I met the stones, tratta dall’ultimo album “Sweep it into space” e l’energia aumenta con Been there all the time e Raisins, ma è con Start Chopping e Feel the pain che si balla e si poga. Io ritorno indietro di tanti anni e mio figlio viene catapultato nella splendida dimensione di ciò che è un concerto rock.

Murph

Salto indietro nel tempo con Mountain Man e Gargoyle, tratte dal primo disco della band risalente al 1985, intervallate dalla sempre attuale Freak Scene. Il pubblico ormai non smette di ballare e di divertirsi, le prime file sono riservate a chi conosce le canzoni della band, gli altri sono arretrati verso le ultime.

Si chiude con la cover Just like Heaven dei Cure. E poi non resta che attendere nella speranza di portarsi a casa un ricordo.

Dal palco arriva la scaletta di J Mascis, la dividiamo con i nostri vicini e nel frattempo il piazzale si svuota, la strumentazione viene rapidamente smontata e la security ci invita ad andare dall’altra parte della struttura. Riusciamo a mischiarci con i possessori di pass, e addetti ai lavori finché si presenta l’occasione di chiedere a un assistente della band se è possibile fare una foto. Ci porta vicino al tour bus e stringiamo la mano ai tre musicisti e riusciamo a farci una foto. Niente discorsi, anche se vorrei spiegargli che la loro musica mi accompagna da tanto tempo. I Dinosaur Jr non chiacchierano, suonano. E adesso non parla più nemmeno mio figlio, incredulo di essere essere riuscito a farsi una foto con loro e felice per questo bellissimo concerto.

Cosa ti porti dentro dopo aver assistito a un concerto dei Dinosaur Jr? La bella sensazione che il rock è un mondo meraviglioso, che la musica vera, suonata per urgenza di espressione esiste ed è quella che non lascia spazio a fronzoli.

I tre dinosauri si esprimono a grandissimi livelli, con un affiatamento sul palco che rende lo spettacolo potente e compatto. J Mascis fa parlare alla sua chitarra linguaggi profondi e articolati, al limite della psichedelica in alcuni momenti, sostenuto da una ritmica vigorosa e strutturata. Lou Barlow, sul palco diventa il vero comunicatore del gruppo, presenta i brani, chiacchiera con il pubblico, suona un brano con la chitarra e si propone come frontman lasciando il basso all’assistente Kevin.

Una grande performance, un grande concerto per 1 ora e 40 minuti, in cui non si può rimanere fermi, si salta, si poga, head-banging altrimenti non si vive l’atmosfera. Una ottima scelta di brani vecchi e nuovi, che trasportano il pubblico tra pezzi melodici e altri quasi hard-core, ripercorrendo quasi 40 anni di attività.

A me rimarrà il bel ricordo di aver partecipato a un evento splendido in compagnia di mio figlio, finché durerà la sua pazienza nell’avere il padre vicino… e la certezza che al prossimo tour non avrò esitazioni… biglietto e prima fila.

Lascia un commento