Dinosaur Jr – I dinosauri sono più vivi che mai

E finalmente è arrivato il giorno dell’uscita di “Sweep it into space”, 12° lavoro in studio per i dinosauri dell’indie rock statunitense, che, a dire il vero ci sembrano in ottima forma.

Qualche fan, sui social, lamenta un suono strano, cupo, quasi compresso. Sensazione che condivido. Ma…

Il disco inizia con “I ain’t” – si rimane spiazzati, J Mascis, come sempre riesce a dare quattro sberle all’ascoltatore, riportandolo indietro di molti anni. Il suono della chitarra ricorda molto i Sonic Youth, per poi dare spazio al suono più classico del mago degli effetti. Un gran bel brano, seguito da “I met the Stones”, altro brano che sembra scostarsi da ciò che ci si aspetta. melodie graffianti, chitarra come sempre impeccabile, sezione ritmica possente, quasi “metal”.

“To be waiting”, terzo brano del disco, sembra far capire che strada prenderà questo lavoro. La ritmica segue quella del brano precedente, ma alternata con le melodie di Mascis. Si intravedono i Dinosaur Jr, quelli degli ultimi album.

Ma quando pensi di sapere cosa aspettarti, ecco “I ran away”, uno dei due singoli rilasciati in anteprima, è quasi un tributo che Mascis fa ai propri lavori solisti, con una differenza, e non piccola, alla sezione ritmica ci sono Lou Barlow e Murph…

“Garden”, quanto mi piace Lou Barlow che canta? Non so se avete avuto modo di sentire i dischi da solista di Barlow, bene, qui J Mascis si mette in secondo piano (per finta) ricamando una bellissima canzone e rendendola praticamente perfetta, mentre Barlow riesce a regalare le atmosfere di cui è capace.

“Hide another round” – OK siamo passati dall’Indie iniziale, per arrivare a un tributo incrociato dei rispettivi lavori solisti, ora torniamo ai Dinosaur… eh no, troppo semplice. La chitarra si nasconde dietro un suono più compresso, prende il sopravvento Murph con la sua batteria, e quando credi di aver capito tutto, ecco che parte il solo di chitarra, con quel bel suono, quello alto, distorto.

“And me” divertitevi… seriamente divertitevi. Cercate le chitarre, ascoltatele una per una, godetevi il suono di ciascuna. Poi tornate a basso e batteria e tornate a divertirvi ad ascoltare le chitarre, perché forse ve ne siete persi un pezzo.

“I expect it always” hey hey questi sono i Dinosaur Jr che conosco! ah no, forse. 3 minuti e mezzo di viaggio nella propria storia passando per “Bug” fino a fino a “Give a glimpse of what yer not”.

Quando pensate di aver compreso cosa aspettarvi arriva “Take it back”… no no, non dico nulla, ve la ascoltate poi se volete lasciate un commento. Un solo consiglio: non giudicate al primo ascolto, date tempo e una seconda possibilità.

Spaventati? “N Say” riprende il discorso da dove si era interrotto con l’ultimo disco – siamo sempre noi, sempre in gran forma. E “Walking to you” prosegue sulla stessa linea per poi chiuderlo con “You Wonder”. Chiusura affidata alla voce di Barlow, e con questa canzone il trio statunitense sancisce la propria libertà musicale.

Allora, come è questo “Sweep it into space”? Bello. Inutile stare a fare la classifica dei dischi di una band. I fan saranno sempre “scontenti”, almeno inizialmente. Normale che 12 nuove canzoni vadano metabolizzate. Credo che la resa dal vivo di questo disco sarà ottima.

Ciò che apprezzo di più di questo lavoro di J Mascis, Lou Barlow e Murph è il coraggio di prendere una strada che nessuno si aspetta. I brani sono un percorso tra gli inizi della band (e dell’indie rock anni 80-90) fino ai loro ultimi lavori. Niente tributi, niente scopiazzature, niente brutte copie di lavori passati, ma un bel modo di ripercorrere ciò che si è fatto, unendo le esperienze di tanti dischi, compresi quelli da solisti dei componenti.

Il primo impatto con il disco è spiazzante. Ed è proprio questo che deve essere. Quando ascolto un nuovo disco, voglio che sia NUOVO, se devo ascoltare la copia di lavori precedenti, altrimenti tanto vale che prenda quei dischi. Godetevi questi 12 brani, giudicateli i migliori o i peggiori della carriera dei Dinosaur jr., ma rendete ai tre il merito che gli spetta, quello di non aver pubblicato un disco fotocopia degli ultimi, di non aver scelto la strada più semplice, di non essere diventati paraculi per la ricerca dell’ascolto facile.

La band in concerto a Terni qualche anno fa.

E si parla di “ascoltare” e non “sentire”; questo lavoro propone un suono costruito da tre musicisti che, è evidente, quando stanno insieme danno il meglio. Ogni componente va ascoltata, e scoprirete sempre una chitarra in più, una sfumatura che vi eravate persi. Il basso di Barlow a tratti sembra nascosto, e allora cercatelo, scoprirete delle perle. Lo stesso vale per la batteria di Murph, in alcuni brani esce prepotente a ricordarci quanto il suono dei Dinosaur Jr non passi solo dalla chitarra di J Mascis.

Ascoltatelo davvero, poi potrete dirmi che non è il vostro disco preferito, che non vi piace (ne dubito), ma è un bel disco e, in tempi di imitazioni, dichiarazione di morte del rock… beh sono proprio di dinosauri a dirci che il rock è vivo, basta sentirlo dentro.

G

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