Happy Birthday Hank

16 agosto 1920, una data per molti che segna la nascita di uno dei più grandi scrittori americani: Henry Charles Bukowski.

Non ripercorrerò la sua biografia, tranquillamente disponibile su tantissime pagine web, però mi fa piacere ripercorrere la mia scoperta dello scrittore americano.

Per anni avevo sentito parlare di Bukowski come quello ubriacone che scrive solo di sesso e alcol. C’è anche da dire che sono stato sempre abbastanza “repulsivo” nei confronti della moda da figo alternativo, e quando avevo tra i 15 e 20 anni, sembrava che “dovessi leggere Bukowski”, per cui, così come ho fatto anche con altri autori, l’ho scoperto per conto mio, nei tempi a me più congeniali.

Una collega di università, tra una partita di carte e l’altra in aula studenti, mi disse che mi consigliava di leggere “Musica per organi caldi” e in particolare mi suggerì un racconto abbastanza forte. Rimasi folgorato dalla scrittura incisiva di Bukowski, e sorpreso dal fatto che la pornografia (tanto nominata da chi sembrava essere esperto dello scrittore) fosse un elemento in realtà assente.

Sesso e alcol sicuramente non mancano nei suoi scritti, ma sono solo una delle migliaia di componenti della vita umana che Bukowski racconta. Il suo sguardo sul prossimo, a volte cinico, a volte amorevole, ha caratterizzato tutta la sua produzione sia in prosa che poetica. E quello sguardo cinico non ha risparmiato nemmeno la sua persona.

Post Office“, la sua vita romanzata in cui cerca di scappare dall’impiego presso l’ufficio postale, è una tappa importante, dal punto di vista letterario, per capire chi sia Bukowski.

“Donne“, in cui il caro Hank sembra non avere tregua con le sue avventure sessuali, nasconde in realtà un disperato bisogno di stabilità e il protagonista si ritrova a cercare sempre di riavvicinarsi all’unica donna con cui sta davvero bene.

Nelle sue poesie si ritrova un ritratto provocatorio per l’America benpensante, un continuo sbattere in faccia la realtà della vita degli esclusi, dei dimenticati, di coloro che ogni giorno combattono una battaglia per sopravvivere alle tempeste che la vita gli mette davanti.

Ma in molte poesie, soprattutto quelle più vicine alla fine della sua vita, si rivela la fragilità di un uomo che ha dovuto sopportare di essere al centro di episodi di bullismo, ha dovuto affrontare l’esclusione e la solitudine, ritrovando una dimensione propria nella scrittura, in quella scrittura che lui stesso definisce per il 95% realtà e 5% fiction.

Come ha scritto Enrico Pandiani qualche mese fa, in molti hanno provato e provano ancora a scrivere come Bukowski, ma nessuno ci riesce, semplicemente perché non sono Bukowski. E in effetti la sua scrittura è inimitabile, per la sua capacità di tramutare in parola scritta la realtà che lo circonda, ma anche per la sua esperienza di vita, che lo ha portato a costruire una corazza di cinismo e irriverenza che mai, in nessuna opera, risulta artificiosa e ricercata.

Bukowski alla macchina da scrivere

Per ritrovare l’animo più profondo di Hank, non possiamo trascurare le sue lettere, pubblicate in 4 volumi in inglese e disponibili anche in italiano grazie a un cofanetto della Minimum Fax. Ritroviamo corrispondenza riguardante la sua attività di scrittore, flirt con ammiratrici, ma anche il suo disperato bisogno di un contatto che fosse reale. Nelle sue lettere Bukowski sembra scoprirsi e per chi cerca di conoscere la vera anima dello scrittore, questi volumi sono una miniera d’oro.

Abbandonate il pregiudizio dello scrittore perennemente ubriaco, affamato di sesso e pornografico e lasciate che Bukowski vi racconti un mondo nascosto, l’opposto della famiglia Cunningham di Happy Days, il rovescio della medaglia del sogno americano. Sedetevi accanto a lui mentre scrive poesie con la sua macchina da scrivere accompagnato dalla musica classica e troverete un compagno di vita, burbero, scostante, poco accomodante, ma sicuramente sincero.

E fate tesoro del grande insegnamento che ci ha lasciato in due parole: “Don’t try” – non provare a fare una cosa, falla.

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